I Percorsi / 10 MOMENTI FONDAMENTALI DELLA STORIA DELLA SALVEZZA

7. LA PASSIONE VOLONTARIA

7. LA PASSIONE VOLONTARIA (CROCIFISSIONE)

LA PASSIONE VOLONTARIA (CROCIFISSIONE)

‘Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce’ (Fil 2,8)

‘Si è sbassât inmò di plui fasinsi ubidient fint a la muart e a la muart di crôs’ (Fil 2,8)

 

(Dalla Bibbia i brani di riferimento dell’opera realizzata dalla Scuola Mosaicisti del Friuli ed, in breve, il commento/spiegazione di Paolo Orlando autore dei bozzetti. Foto: ULDERICA DA POZZO)

 

Gv 19,14-19

            Era la Parasceve della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!».

            Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

            Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo.

            Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».

 

Gv 19,14-19

            Si stave parecjant la Pasche, torn miesdì. Ur dîs ai Gjudeos: ‘Velu achì il vosti re!’ Alore chei a comèncin a berlâ: ‘Vie, vie! Metilu in crôs!’

            Ur dîs Pilato: ‘Ao propit da meti in crôs il vosti re?’ J rispuindin i sorestants dai preidis: ‘Nou no vin nissun âti re fûr di Cesar!’ Alore ur al mole par che lu metessin in crôs.

            Ai cjapin duncje in consegne Gjesù. E, puartansi da bessol la sô crôs, al jes viers il lûc che ai dìsin da Crepe, par ebraic Golgote, dulà che lu metin in crôs e cun lui aitis doi: un di une bande e un di chê âte, e tal mieç Gjesù.

            Pilato al veve scrit encje un cartel e lu veve picjât parsôre da crôs. Al ere scrit: ‘Gjesù il Nazaren, il re dai Gjudeos.’

 

 

            Dal cielo la mano del Padre indica il Figlio, Gesù, che porta il patibulum sulle spalle, mentre lo stipes della croce è già infisso sull’altura del Golgota. Ad una certa distanza ci sono Maria, Giovanni e altre donne.

            La scena che s'è voluto qui raffigurare - un momento prima della terribile inchiodatura - richiama quella del sacrificio di Isacco. Il quale, secondo la tradizione patristica, si offre come vittima volontaria, chinando il capo e portando sulle spalle il legno del sacrificio.

 

            Gesù, Figlio di Dio, accetta di venir ammazzato e di condividere lo stesso destino di morte del primo uomo, Adamo (il cui teschio si trova nel buio della grotta sotto la croce). Perciò la mano del Padre stavolta non interviene per fermare l'ingiusto sacrificio, poiché Gesù non subì passivamente la croce, ma vi salì sopra volontariamente.

            Volle compiere una scelta di amore, come esplicitamente manifestò durante la cena, alla vigilia di quell’ultima Pasqua: “nella notte in cui fu tradito, egli prese il pane, ti rese grazie con la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli…”. Nel momento in cui fu tradito!

            Egli dona la sua vita, senza aspettarsi di essere riamato. Sperimenta, anzi, l’abbandono e il rifiuto, proprio da parte di coloro, cui egli aveva sacrificato -per amore- il suo bene più prezioso: la vicinanza con il Padre.

Dal cielo la mano del Padre indica il Figlio Gesù
Il Figlio Gesù porta il patibulum sulle spalle, lo stipes è già infisso sull'altura del Golgota
Maria, Giovanni e le altre
Gesù accetta di venire ammazzato dondividendo lo stesso destino di morte dell'uomo
La Passione volontaria (Foto - Stefano Piazza)

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