I Percorsi / LA VIA DI MARIA

5. gesu' tra i dottori

5. GESU' TRA I DOTTORI

GESU’ TRA I DOTTORI

‘Io devo occuparmi delle cose del Padre mio’ (Lc 2, 49)

‘Jo o scuen stâ daûr a lis robis di gno Pâri’ (Lc 2, 49)

 

(Dalla Bibbia i brani di riferimento dell’opera realizzata dalla Scuola Mosaicisti del Friuli ed, in breve, il commento/spiegazione di Paolo Orlando autore dei bozzetti. Foto: ULDERICA DA POZZO)

 

Lc 2, 41-50

             I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

             Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

              Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

              Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

 

Lc 2, 41-50

              I siei gjenitôrs a vevin l’usance di lâ a Gjerusalem ogni an, pe fieste di Pasche. Cuant che al rivà a dodis agns, i siei a lerin sù a Gjerusalem, seont l’usance de fieste. Passâts chei dîs, intant che lôr a tornavin indaûr, il frut al restà a Gjerusalem, cence che i siei gjenitôrs si inacuargessin.

              Crodint ch’al fos te comitive, a faserin une zornade interie di strade, e lu ciririn fra i parincj e i cognossints. Stant che no lu cjatavin, a tornarin a cirîlu a Gjerusalem. E al sucedè che lu cjatarin dopo trê dîs, tal templi, sentât framieç dai dotôrs, dut intent a scoltâju e a fâur domandis. Ducj chei che lu scoltavin si maraveavin de sô inteligjence e des sôs rispuestis.

               Viodintlu, a restarin scaturîts e sô mari i disè: “Fi, parcè mo nus âstu fate cheste? Ve, to pari e jo, spasemâts, o levin a cirîti!”. Ma lui ur rispuindè: “Parcè mi ciriviso? No saveviso che jo o scuen stâ daûr a lis robis di gno Pari?”.

                Lôr però no capirin ce che ur veve dit.

 

            Giuseppe e Maria hanno perduto Gesù e lo cercano, angosciati; lo ritrovano dopo essere ritornati al Tempio. Egli, seduto in alto, quasi in una sede presidenziale liturgica, appare come un Maestro, che illumina ed insegna agli addottorati teologi ed esegeti di Gerusalemme. La sua autorità deriva dalla paternità di Dio stesso.

            È già vestito da adulto, con la rossa tunica imperiale (segno della sua potestà) e il manto azzurro (segno della sapienza umana), tiene in mano il rotolo della Scrittura, si rivolge ai dottori, ma anche ai suoi genitori.

Gesù tra i dottori [Foto - Nicola Silverio]

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